Continuazione delle prodezze che fece Don Cyshiter nel Cusio e racconto dell'ambasceria di Sergio Zanca
Continuando il racconto di ciò che fece il paladino dalla Trista Figura quando si trovò solo, dice la storia che dopo aver tirato calci all'aria e aver corso a torso nudo per più di tre minuti ininterrotti, salì sopra un grosso masso erratico; lì tornò a volgere il pensiero ai massimi ragionamenti che occupavano il suo intelletto.
«Alla fine,» pensava fra sé e sé, «Martin non è stato questo grande innovatore.
Una barriera di ghiaccio che divide il continente? Hickman e Weis in Dragonlance.
Un'antica stirpe nobiliare decadente che, proveniendo da un'isola ha soggiogato le altre nazioni con la forza dei draghi? I Melniboneani di Moorcock.
Il gioco dei troni? La guerra della due rose. Anche i nomi sono assonanti... York e Lancaster.
Ma forse l'abilità di uno scrittore non si misura nella capacità di trovare nuovi elementi, ma in quella di raccontare sotto nuova luce cose già conosciute, proprio perché archetipi radicati nell'animo umano.
La spada di Shannara fu un plagio ancora più palese e meno fantasioso, eppure lo si annovera fra i massimi esponenti del fantasy perché ha saputo raccontare una storia antica con nuove parole.
Dunque non dovrei rammaricarmi per la scarsa inventiva di Martin ma anzi lodarlo perché i suoi libri hanno portato una ventata di innovazione in un genere che stava ristagnando.
Eppure non posso trattenermi dal biasimarlo per il continuo dilatarsi dei tempi di scrittura e pubblicazione.
Anche Robert Jordan ha scritto una saga da migliaia di pagine ed ha impiegato più tempo di quanto la natura non gli abbia concesso. Eppure egli ha sempre pubblicato con regolarità, senza che i lettori affrontassero attese sconvenienti. E soprattutto si è preoccupato che il destino della propria storia finisse in mani capaci, non certo in quelle di un branco di sceneggiatori prezzolati che badano solo all'audience televisivo.
All'arte non si confà la fretta, questo è vero, ma deve pur esistere un metro per uno scrittore professionista, o incorrerà nel peccato più grave: annoiare il lettore.»
Tali erano i pensieri profondi partoriti da Don Cyshiter nel suo ritiro spirituale.
Ma sarà ora cosa opportuna lasciarlo occupato nelle proprie riflessioni per passare al racconto di ciò che avvenne a Sergio Zanca nella sua sub-quest.
All'arte non si confà la fretta, questo è vero, ma deve pur esistere un metro per uno scrittore professionista, o incorrerà nel peccato più grave: annoiare il lettore.»
Tali erano i pensieri profondi partoriti da Don Cyshiter nel suo ritiro spirituale.
Ma sarà ora cosa opportuna lasciarlo occupato nelle proprie riflessioni per passare al racconto di ciò che avvenne a Sergio Zanca nella sua sub-quest.